Francesco e l’eretico

Il Papa prende carta e penna e dalle mura vaticane, ex aedibus vaticanis, invia una lettera in Australia. Stavolta non è un cordiale dialogo. “Francesco, Sommo Pontefice, decreta in modo inappellabile e senza possibilità di ricorso alcuno la riduzione allo stato laicale e la scomunica di padre Greg Reynolds”. Il prete è stato ritenuto responsabile di eresia, di aver profanato le specie consacrate, di averle conservate a scopo sacrilego, di aver parlato contro gli insegnamenti della chiesa cattolica. In pratica, il sacerdote teorizzava dal pulpito che “Dio vuole le donne prete”.
12 AGO 20
Immagine di Francesco e l’eretico
Il Papa prende carta e penna e dalle mura vaticane, ex aedibus vaticanis, invia una lettera in Australia. Stavolta non è un cordiale dialogo. “Francesco, Sommo Pontefice, decreta in modo inappellabile e senza possibilità di ricorso alcuno la riduzione allo stato laicale e la scomunica di padre Greg Reynolds”. Il prete è stato ritenuto responsabile di eresia, di aver profanato le specie consacrate, di averle conservate a scopo sacrilego, di aver parlato contro gli insegnamenti della chiesa cattolica. In pratica, il sacerdote teorizzava dal pulpito che “Dio vuole le donne prete”. Il codice di diritto canonico parla chiaro, il tempo per il ravvedimento misericordioso è scaduto. Padre Reynolds non è il primo a finire sotto la scure del Pontefice massimo della chiesa cattolica per eresia, né sarà l’ultimo. La sua cacciata fa notizia perché viene decretata da Francesco, l’uomo che manda in sollucchero i peripatetici dell’agorà dei Gentili, gli ateisti e i lacisti che hanno annunciato la fine del lungo inverno solo per aver sentito il “chi sono io per giudicare” pronunziato dal vicario di Cristo. Bergoglio è il Papa che ha detto che la questione del sacerdozio femminile è chiusa. Ma è anche l’uomo che invoca per la donna un ruolo centrale all’interno della chiesa, un ruolo di governo. Francesco è il Papa che manda la sua chiesa a recuperare la pecorella smarrita fuori dal recinto, ma che al contempo castiga “in modo inappellabile”, e per una volta firmando per esteso, chi non si ravvede. Il gesuita argentino non sta negli schemi. E’ qualcosa d’altro; è un uomo che fa del profondo discernimento ignaziano l’elemento centrale della propria azione, spirituale e politica, personale e pubblica. Non sarà l’ultima eresia che vediamo.